Cenni biografici

Sebastiano Ricci, figlio di Livio e Andreana, nacque a Belluno dove venne battezzato il 1 agosto del 1659. Trasferitosi a Venezia all’età di dodici anni, nel 1673, secondo il Pascoli (1736) entrò come apprendista nella bottega di Federico Cervelli, mentre secondo il Temanza (1738) frequentò la bottega di Sebastiano Mazzoni, artista fiorentino stabilitosi a Venezia tra il 1646 e il 1648.

Sempre il Pascoli, asserisce che nel 1680 Sebastiano uscì dalla bottega del Cervelli e, come riferisce il contemporaneo Sagrestani, trovò occupazione in una “bottega a Rialto di quadraro”. E’ proprio a Rialto che Sebastiano conobbe Antonia Maria Venanzio, una giovane diciassettenne di origini bellunesi che abitava come lui nella parrocchia di Sant’Angelo. Nel 1681, dopo averla corteggiata, Sebastiano la mise incinta e invece di sposarla, tentò di avvelenarla. Scoperto e denunciato, fu imprigionato e successivamente liberato grazie a una “nobil persona”, forse quell’Andrea Tron, nel cui palazzo di San Stae il Ricci era andato ad abitare proprio nella primavera di quell’anno.

Trasferitosi a Bologna, città non soggetta alla giurisdizione veneziana, Sebastiano alloggiò “sotto la Parrocchiale di S. Michele del Mercato di Mezzo” presso Ferdinando Pisani e il 28 settembre 1682 ricevette dalla Confraternita di San Giovanni de’ Fiorentini l’incarico di dipingere una Decollazione di San Giovanni Battista per il loro Oratorio.

Grazie ai primi incarichi ufficiali, l’artista acquistò una certa floridezza economica potendo così chiedere la mano della ragazza che aveva sedotto e che nel frattempo gli aveva dato una figlia. La giovane accettò soprattutto per la mediazione del cardinale Antonio Pignatelli. A Bologna Sebastiano frequentò la bottega di Carlo Cignani, fondamentale per la sua formazione, che lo raccomandò al duca di Parma Ranuccio II Farnese.

L’artista lasciò Bologna alla fine del 1685 e il 9 dicembre dello stesso anno stipulò insieme a Ferdinando Bibiena un contratto con il Conte di San Secondo, presso Parma, per la decorazione dell’Oratorio della Beata Vergine del Serraglio che completò nell’ottobre 1687. Tra il 1687 e il 1688 eseguì per il duca di Parma diciannove quadri che dovevano decorare gli appartamenti della duchessa nel palazzo Farnese di Piacenza con le Storie di Paolo III, capostipite della famiglia Farnese; a questi si aggiunse l’affresco del soffitto della cappellina dell’alcova con l’Apoteosi di Papa Paolo III .

Nel 1688 Sebastiano Ricci tornò a Bologna per rivedere la figlia nata da Antonia Maria Venanzio ma conobbe Maddalena, figlia dell’amico pittore Giovanni Francesco Peruzzini. I due fuggirono a Torino, dove si spacciarono per marito e moglie. Qui però Giovanni Peruzzini, zio della ragazza e pittore molto apprezzato dal duca di Savoia, denunciò il fatto facendo arrestare e condannare a morte Sebastiano Ricci per ratto e bigamia. Stavolta fu Ranuccio Farnese ad intervenire riuscendo a commutargli la pena nel bando perpetuo da Torino. Riconoscente, il Ricci tornò a Parma dove, in collaborazione con Ferdinando Bibiena, disegnò il sipario per Il Favore degli Dei, rappresentato al teatro Farnese di Parma il 25 maggio 1690, in occasione del matrimonio tra Odoardo Farnese e Dorotea Soofia di Neuburg.

Nel 1691 Ranuccio Farnese inviò Sebastiano a Roma, ospitandolo a Palazzo Farnese, con una patente di “servitor familiare” e un vitalizio di 25 corone mensili. Nell’Urbe Sebastiano ottenne diversi incarichi tra cui spiccano la realizzazione della copia dell’Incoronazione di Carlo Magno di Raffaello per il re di Francia Luigi XIV e l’affresco con la Gloria di Marcantonio Colonna realizzato per Filippo II Colonna nella Sala degli Scrigni di Palazzo Colonna (1692).

La morte di Ranuccio Farnese nel 1694, spinse l’artista a lasciare Roma per Milano, dove aveva già ottenuto la commissione per affrescare la cupola della cappella ossario della Chiesa di San Bernardino alle Ossa, su cui dipinse le Anime dei Beati accendono al cielo.
A Milano rimase fino al 1698, quando decise di ritornare a Venezia dove rimase per tre anni lavorando anche in terraferma. Nel 1700 realizzò infatti per la chiesa di Santa Giustina a Padova la Pala di San Gregorio e nello stesso anno iniziò ad afrescare la cappella del Santissimo Sacramento.

Nel 1702 fu a Vienna per decorare il soffitto della Blaue Siege del palazzo di Schönbrunn, mentre nel 1704 eseguì la pala con I Santi Procolo, Fermo e Rustico del duomo di Bergamo. Chiamato da Ferdinando de’ Medici, l’artista si recò a Firenze nel 1706, dove fu impegnato nella villa di Castello, in Palazzo Pitti e in Palazzo Marucelli.
Rientrato a Venezia, nel 1708 dipinse uno dei suoi più celebri capolavori, la pala con la Madonna in trono con Bambino e Santi della chiesa di San Giorgio Maggiore.

Con il nipote Marco Ricci, si recò verosimilmente tra la fine del 1711 e il 1712 in Inghilterra dove rimanese fino al 1715. Tornò a Venezia facendo tappa a Parigi, dove presentò domanda per entrare a far parte dell’Académie Royale de Peinture in cui sarebbe stato ammesso nel 1718.
Nel 1717 Ricci acquistò a Venezia un appartamento nelle Procuratie Vecchie iniziando a ricevere numerosi incarichi, tra cui la Pala dell’Angelo custode per l’omonima Scuola (1720) e la Pala di San Pietro liberato dall’Angelo per la chiesa di San Stae (1722). A partire dal 1724 intensificò la sua attività per Casa Savoia per cui lavorò fino al 1733.

Negli ultimi anni di vita Sebastiano Ricci realizzò opere religiose, come Papa Gregorio Magno e San Vitale intercedono per le anime del Purgatorio, originariamente nella chiesa di San Vitale a Parma o San Francesco di Paola resuscita un fanciullo morto e Sant’Elena ritrova la vera croce per la chiesa di San Rocco a Venezia, ma anche opere profane come Il Festino di Sileno e il Baccanale in onore di Pan dipinti per il maresciallo Matthias von der Schulenburg. L’ultima opera a cui lavorò, l’Assunzione per la Karlskirche di Vienna, gli fu richiesta dall’imperatore Carlo VI e venne da lui consegnata poco prima di morire a Venezia, il 15 maggio 1734.